sito ufficiale tavolo ecclesiale servizio civile

« #Ripassi Servizio civile, arriva la riforma dell'obiezione di coscienza alle armi | Home | Servizio civile, approvato nuovo prontuario progettazione »

Approvazione legge 230/98, parla la relatrice alla Camera

Chiavacci_Francesca«L’obiezione di coscienza è ora riconosciuta come un diritto a tutto tondo. Il testo prevede poi che a gestire il servizio civile non siano più i militari ma un apposito Ufficio istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Gli obiettori infine, e questa è una novità assoluta, possono prestare servizio anche all’estero, nell’ambito di missioni umanitarie. Questa legge, necessaria, ha saldato un debito di civiltà». Commenta così l’on. Francesca Chiavacci (PDS) l’approvazione della legge di riforma sull’obiezione di coscienza e sul servizio civile obbligatorio, della quale è stata relatrice di maggioranza alla Camera prima del suo passaggio al Senato.

«Ho fatto la relazione in Aula sulla proposta di legge subito la mia prima maternità, che mio figlio Leonardo aveva 17 giorni! Quando finalmente dalla Commissione il testo passò in Aula, nel 1997, dato che dovevamo approvarlo in prima lettura – e c’erano più di 5mila emendamenti in gran parte dell’on. Gasparri (MSI) – lasciai mio figlio a mia madre», ricorda l’on. Chiavacci. «Dalla prima relazione alle votazioni è passato molto tempo: inizialmente venne accantonata completamente. Io fui relatrice alla camera per la prima lettura, poi tutto si bloccò – spiega l’esponente DS -. Ricordo che ebbi anche un grande aiuto da Beniamino Andreatta, ministro della Difesa: mi chiamò nel suo studio, io ne avevo una grande soggezione, per concordare qualche emendamento. Andreatta lavorò a favore di questa legge fino in fondo, con tutta la coorte dei militari che lo osteggiava, in ogni caso voleva la riforma dell’obiezione di coscienza». Per l’on. Chiavacci il problema principale per l’approvazione della legge «è stato l’ostruzionismo a oltranza in Commissione da parte del MSI prima (poi divenuto AN), che faceva sempre mancare il numero legale. E poi gli insulti agli obiettori. Le due definizioni erano ‘quelli che non fanno niente’, oppure ‘ quelli che fanno tanto perché sono manodopera sostitutiva’, definizioni da cui discendeva l’attacco al volontariato. Il problema era che, se a destra facevano di tutto per far mancare il numero legale, a sinistra i ‘nostri’ non erano convinti, e il numero legale veniva a mancare lo stesso».

#Ripassi è un progetto di comunicazione della Regione Lazio, segui qui:http://www.regione.lazio.it/serviziocivile/ripassi.html

luglio 4, 2016 nella Normativa e progetti, RiPassi di servizio civile, Storia del SC | Permalink

Commenti

I commenti per questa nota sono chiusi.