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Servizio civile e stranieri, la parola alla Corte Costituzionale

L'esclusione dei giovani stranieri dai progetti di servizio civile nazionale non è "ne' proporzionata ne' ragionevole", e vista la rilevanza della questione viene rimessa alla Corte Costituzionale affinché valuti la costituzionalità dell’esclusione prevista dalla legge. Così hanno deciso le Sezioni unite della Corte di Cassazione, chiamate a decidere sul ricorso presentato nel 2012 da un giovane pakistano che aveva ritenuto discriminatoria la sua non ammissione al Bando di servizio civile nazionale. L’ordinanza è stata depositata lunedì e segna un punto di svolta nella vicenda che riguarda anche l'attuale riforma del servizio civile che si è iniziata a discutere proprio in questi giorni presso la Commissione Affari Sociali della Camera. «L’ordinanza - ci dice Emanuele Rossi, professore di diritto costituzionale alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa - riconosce non solo la fondatezza della questione sotto il profilo della violazione di principi costituzionali, ma motiva in modo puntuale anche sulla rilevanza della stessa, ovvero sull’interesse a giungere ad una pronuncia in relazione al caso specifico da cui essa è originata. Inoltre è necessario sottolineare che la questione di costituzionalità è stata sollevata dalle sezioni unite della Corte di Cassazione, le quali hanno riportato il problema dell’esclusione dello straniero dove deve essere correttamente collocato, ovvero come vizio di incostituzionalità della legge, e non del bando che ne è attuazione». La Cassazione nell’ordinanza ha infatti ritenuto che non sia possibile interpretare la norma di legge vigente nel senso della apertura agli stranieri (come avevano ritenuto precedenti sentenze milanesi), ma ha affermato che l’esclusione degli stranieri è in contrasto con i principi di solidarietà e uguaglianza previsti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Secondo la Corte “l’esclusione …. preclude allo straniero il pieno sviluppo della sua persona e l’integrazione nella comunità di accoglienza, impedendogli di concorrere a realizzare progetti di utilità sociale…. e, di conseguenza, di sviluppare il valore del servizio a favore degli altri e del bene comune come componente essenziale di vita e come forma di educazione ai valori della Repubblica. Si tratta secondo queste Sezioni Unite di una esclusione non proporzionale né ragionevole…” E ancora secondo la Corte “la partecipazione dello straniero regolarmente soggiornanti una comunità di diritti più ampia e comprensiva di quella fondata sulla cittadinanza in senso stretto, postula che anch’egli, senza discriminazione in ragione del criterio della nazionalità, sia legittimato, su base volontaria, a restituire un impegno di servizio a favore di quella stessa comunità, sperimentando le potenzialità inclusive che nascono dalla dimensione solidale e responsabile dell’azione a favore degli altri e a difesa dei valori inscritti nella carta repubblicana". «La cassazione - dichiara l’avvocato Alberto Guariso, che per l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione e per "Avvocati per niente" ha seguito il ricorso - ha chiarito benissimo, non solo la sospetta incostituzionalità della norma vigente, ma anche che l’art. 52 della Costituzione non impone affatto al legislatore di limitare il “sacro dovere” di difesa ai soli cittadini. Dunque il governo non ha più scuse: se, come alcuni suoi rappresentanti hanno ripetutamente dichiarato, è favorevole all’apertura, ha orala piena legittimazione a intervenire, anche con un decreto-legge, prima della decisione della consulta evitando così che il contenzioso si riproponga nei prossimi bandi, compreso quello per Expo che è previsto a breve». ASGI e APN, in una nota diffusa oggi, esprimono «la loro soddisfazione per aver visto accolti quei principi di uguaglianza e inclusione sociale che erano alla base di questo lungo impegno giudiziario; invitano il governo e il Parlamento a aderire ai principi enunciati dalla Cassazione e a porre fine, con un’urgenza intervento legislativo, a una situazione di incertezza che grava su molti giovani e che impedisce un importante passaggio verso la costruzione di una società più solidale».

ottobre 3, 2014 nella Bando nazionale, Giovani e rappresentanza, Normativa e progetti, Regioni, Riforma SC, Servizio civile e stranieri, Storia del SC | Permalink

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