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La mini-naja e i tagli al servizio civile
Dopo l'intervista di ieri del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha dichiarato il successo della mini-naja, non sono mancate le repliche, provenienti soprattutto dal mondo del terzo settore e del servizio civile nazionale.
«Chi fa la mini-naja in quelle tre settimane non conosce nessuna realtà associativa», ha affermato a "Vita" Primo Di Blasio, presidente della Cnesc (Conferenza nazionale enti servizio civile). «Sarebbe un fatto positivo se quei ragazzi sperimentassero il volontariato, ma non è cosi: loro potranno entrare nelle associazioni solo dopo. Nelle tre settimane di stage quello che vedono è solo la vita militare», continua Di Blasio, che ricorda anche come la mini-naja sia «un arretramento culturale per l'Italia». E Licio Palazzini, Presidente di Arci Servizio Civile, contattato da "Redattore Sociale" a proposito dei fondi per la mini-naja presi dai residui della scuola, si dichiara «molto preoccupato del segnale culturale e dell’atto politico. A luglio il governo ha detto no ai fondi per il servizio civile e ha detto sì ai fondi per la mini-naja. Non mi interessa la cifra, recepisco l’atto politico». «Come Arci Servizio Civile - spiega Palazzini - eravano contrari all'idea già nel 2009 per una serie di motivi. Ora emerge che parte dei fondi verranno dalla scuola. E' una lettura da pre repubblica italiana, in cui il diffusore dei valori sono le forze armate». Leggi qui in PDF l'articolo di Redattore Sociale.
settembre 3, 2010 nella Idee, Libri e siti utili, Normativa e progetti, Storia del SC | Permalink
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